lunedì 13 maggio 2019

Non è stato il maggiordomo


Quella mattina, alle sette e zero - zero, la squadra investigativa del commissariato di Sorrento era già quasi tutta al lavoro; Amalia, l’unità cinofila in dotazione al reparto, era schiancata ai piedi del suo sovrintendente preferito Antonino Gargiulo, il quale le controllava minuziosamente il mantello accarezzandola piano piano. ”Ecco!” esclamò il commissario Sorrentino: ”Questo è quello che intendete per servizio attivo; praticamente continuare a poltrire nell’orario di lavoro!” Gargiulo alzò lo sguardo verso il suo superiore: ”Dottò! Ma avete visto la qualità del pelo? Forse bisognerebbe integrare un po’ la pappa…”
Il commissario lo interruppe:” Forse bisognerebbe cambiare bar…Giggino mette troppa crema nei bomboloni che tu e sta lavativa ingurgitate… forse!” Antonino soffiò qualcosa d’incomprensibile e girò rapidamente la pizza: ”A che ora ci aspetta il barone?” Sorrentino, senza rispondere, guardò il vecchio orologio vintage appeso alla parete del suo ufficio:” Commissà !” Riprese il collega:” Ma lo sapete che barone ha la stessa radice di baro!? Era un po’ il personaggio di confine tra i lestofanti comuni e la nobiltà; roba buona insomma… quasi come alcuni nostri politici… senza voler offendere, beninteso!” Il commissario lo guardò perplesso, era nella natura di Antonino stupire i suoi interlocutori con botte di cultura improvvise.” Tonì! Il barone è mattiniero, tra venti minuti dobbiamo essere lì, andiamo!” La bullmastiff a quel punto scattò in piedi e con una rapida scrollata del mantello fece capire di offrirsi volontaria per la missione. Contemporaneamente il vice commissario Vitaliano De cataldis comparve affannato sulla porta del corridoio:” Buongiorno a voi, scusate il ritardo, io sono quasi operativo, vi chiedo solo un minuto da Giggino per il caffè.” A quelle parole così precise, il vicebrigadiere unità cinofila Amalia, in forze al commissariato di Sorrento, si incollò al suo fianco e, scordandosi di amici e superiori, con il testone bavoso spinse Vitaliano nella direzione del bar.
“Perfetto! “Esclamò il commissario: ”Mò si che siamo in azione!”
“Accomodatevi prego! Venite, venite che vi mostro il giardino!” Elegante e slanciato, il barone Teodoro di Primavalle dava perfettamente l’idea della nobiltà che, in tempi ormai trascorsi, aveva reso più vivace la vita mondana sorrentina. La squadra di poliziotti con Amalia al seguito venne gentilmente introdotta nel bellissimo parco di villa Cristina: ”In tempi  migliori avrei mandato il maggiordomo a ricevervi… ma ormai!...   Oggi trovare qualcuno degno di tale qualifica è diventato impossibile… così mi arrangio da solo…” Sorrentino mostrò al nobile il guinzaglio che teneva in pugno e chiese:” Se Amalia le dà fastidio la posso legare!?” Ma Teodoro alzò una mano in segno di benevolenza e sorridendo disse:” Questa casa è sempre stata aperta a tutti e in special modo agli animali, venite che vi mostro…” Il gruppo arrivò in un’ampia radura dove erano allineate una serie di lapidi, i poliziotti restarono in silenzio mentre il barone iniziò a raccontare: ”Questo è il piccolo cimitero della casa…” Gargiulo si era avvicinato ad uno dei cippi, e lo osservava perplesso:” Capisco il vostro stupore… qui vengono sepolti, da più di duecento anni, tutti gli animali che hanno tenuto compagnia alla mia famiglia… è una tradizione dei Primavalle…” Gargiulo lesse l’epigrafe:” Qui dormono assieme, Guaglione e Nennella, periti tragicamente nell’incendio della rimessa a cui facevano la guardia. Il barone Anselmo in segno di riconoscenza perpetua pose. A.d. 1868”
La voce allegra del loro ospite lo riportò alla realtà “Andiamo, non voglio intristirvi ulteriormente, vi offro un caffè e parliamo del perché vi ho convocati”
“Prima di tutto vi ringrazio per non aver usato l’auto di servizio, ho detto alla governante che sarebbero venuti alcuni amici in visita, non vorrei allarmare qualcuno…”
Antonino Gargiulo strinse i pugni ansioso di agire, e De cataldis, con un gesto automatico, controllò che la sua artiglieria fosse a posto. Sorrentino sorrise al barone e chiese: ”Ha subito qualche furto, vero?” Teodoro sorrise a sua volta:” Lei è proprio come mi è stato descritto: giovane e intelligente; in verità, la nobildonna che mi ha parlato di lei ha sottolineato anche un altro tipo d’interesse nei suoi confronti… mi scusi!”  Vitaliano senza farsi vedere dal barone sgomitò Gargiulo, poi si strofinò silenziosamente le mani sogghignando verso il suo superiore il quale era arrossito. Amalia, invece, si era seduta in estasi accanto ad un tavolino basso sul quale una elegante cameriera aveva adagiato un vassoio con un bellissimo servizio da caffè e un bel po’ di biscottini assortiti che, con il loro profumo, provocavano all’U.C. un vistoso rivolo di bava luccicante; il barone osservò attentamente la bullmastiff, poi le parlò come se fosse una sua pari: ”Sei bellissima, tu saresti stata l’amore di mio padre, lui stravedeva per i molossi inglesi.” Quindi si girò verso i suoi ospiti umani:” In questa casa lavorano dodici persone, alcune sono qui da decenni, le ho scelte io personalmente e devo dire che fino alla scorsa settimana tutto è sempre filato liscio.” Sorrentino fissava negli occhi il barone mentre gli altri due poliziotti guardavano con curiosità quella specie di museo che era il salone in cui si trovavano. Il nobile continuò: ”Una delle cameriere, spolverando, ha notato che la smaltatura in oro di una porcellana si stava scrostando e così mi  ha portato la statuina; debbo premettere che sono un esperto, e che la mia collezione di Capodimonte vale molte migliaia di euro, quindi mi sono accorto subito che si trattava di un falso, poi le ho controllate tutte e ho verificato che più di una decina di esse sono state sostituite con delle copie.” Gargiulo era poco distante dal gruppo e stava rigirandosi tra le mani una delle deliziose manifatture, d’un tratto esclamò: ”Questa col cane è stupenda ed è datata 1248; è veramente così antica!?”Teodoro di Primavalle sorrise benevolo: ”Quella che vede non è la data di fabbricazione, ma il numero d’inventario; ed è proprio il particolare che manca alle copie, tra l’altro molto bene eseguite.” Sorrentino si avvicinò al barone e indicandogli Gargiulo chiese sottovoce:” Lei è proprio sicuro di non voler mettere alla prova un nuovo maggiordomo?...”
L’alba sorprese Antonino Gargiulo  che, strizzato in un elegante livrea, portava a spasso per il parco di villa Cristina l’ultimo acquisto del barone, un bellissimo esemplare di bullmastiff di nome Adelia, che sarebbe stata la fattrice del nuovo allevamento dei Primavalle.”Piccirè ,mi raccomando statti vicina a me, cerchiamo di non fare danni.” Antonino diede rapidamente un’ occhiata alla lista delle mansioni che gli era stata fornita e sbuffò:” Bella mia , qua dobbiamo fare in fretta a scovare il manigoldo o se no rischio di restare ucciso in servizio… per la fatica voglio dire.” Amalia lo seguiva passo passo,  annusando il terreno in cerca d’indizi. “ Buon uomo ! Venga, mi dia una mano a caricare la macchina.” Gargiulo riconobbe  la voce della governante, e magicamente la donna comparve al suo fianco; Amalia scodinzolò gentile e la signora le mollò immediatamente un biscottino. Tonino fu un attimo geloso, ma poi in maniera professionale le disse:” Signora, il barone ha detto che la bestiola deve essere nutrita solo negli orari consoni.” Lei lo guardò divertita:” La bestiola?  Questa qui peserà dieci chili più di me, e poi quali sarebbero gli orari consoni?” Gargiulo fece per parlare ma Anna alzò una mano:” E’ da stamattina che vi osservo e ho notato che tra colazione, merendina e biscottini vari lei vizia la bestiola in maniera indegna…” “ Va buoh! Carichiamo la macchina che è meglio.” “Ecco, è meglio! Anzi, mentre lei provvede, mi lasci l’animaletto che ci facciamo un giro.” Quella fu l’ultima frase che la donna profferì, perché, mentre si chinava per agguantare il guinzaglio di Amalia, la bull mastiff partì a razzo in direzione dell’auto del barone e, mentre l’autista sbigottito lasciava cadere la sua borsa da viaggio, la cagna ci si sedette sopra con aria soddisfatta. Il poliziotto era entusiasta:” Anna per favore può chiamarmi il barone? E’ importante”. ” Antonino, mi pare che lei stia esagerando, chiamare il barone? Ma che siamo al mercato!? Semmai sarà il barone a chiamarci e magari a licenziarci per il casino che stiamo facendo.” Ma Antonino Gargiulo, sovrintendente capo del commissariato di Sorrento, tirò fuori il suo tesserino e lo porse alla governante che partì immediatamente in direzione della villa.
L’autista era rimasto immobile e Amalia , in attesa di ordini, lo osservava guardinga.” Mi faccia la cortesia di non muoversi, altrimenti il cane la sbrana.” Il tono del poliziotto non lasciava margini di dubbio e lo chaffeur evitò di verificare le eventuali conseguenze di un suo gesto inconsulto.
Al commissariato Antonino era raggiante; Sorrentino, dopo aver formalmente incriminato l’autista per furto, iniziò ad interrogare il suo collega:” Tonì, ma come hai fatto così presto?” ”Dottò la fatica è fatica ed io  pur di scansarla ho usato l’ingegno, ho visto che le statuette avevano tutte un foro sotto la base, quindi le ho rese appetitose per Amalia, poi mi è andata bene che il ladro si è spicciato in fretta… ma se no, chissà quanti giorni avrei dovuto fare il maggiordomo; non è per il barone che è un signore, ma la governante… quella femmina è peggio del sergente che tenevo alla scuola di polizia , un incubo.”
Il commissario sorrise:” Che ci hai messo dentro le statuine, il solito pezzo di salame?” Antonino guardò per terra ad una distanza indefinibile, e Sorrentino ebbe l’impressione che Gargiulo fosse in lieve imbarazzo.
“Tonì ,che ci hai messo nelle statuine?…” Ripetè  Salvatore alzando leggermente il tono di voce.
“ Commissà , volevo andare sul sicuro… mi sa che non tenete più calzini.”

venerdì 22 dicembre 2017

Questi fantasmi

L’esposizione era nebulosa, ma veniva presentata da una persona al di sopra di ogni sospetto.
Il professore Giuseppe Balsamo era arrivato negli uffici del commissariato di Sorrento con l’aria di uno scienziato a cui qualcuno aveva appena annunciato che Galileo Galilei era un personaggio di fantasia.
Antonino Gargiulo, sovrintendente anziano, osservava come ipnotizzato il volto austero del docente di fisica tecnica che si stava sfogando con lui:”Capite, brigadiè, qui non si tratta di un qualsiasi ciarlatano, qui si parla di spostamenti spazio temporali, di paradossi chimico-fisici… di levitazione.” Antonino annuiva con la testa, e mentalmente malediceva il suo capo, il commissario Salvatore Sorrentino, che tardava a presentarsi in ufficio.
“Professò, io posso solo pregarvi di avere un secondo ancora di pazienza… il fatto del lievito lo potrei chiedere a mia moglie, per tutto il resto… adesso arriva il commissario; spiegatevi con lui che è meglio.”
Il movimento accelerato della coda del vice brigadiere Amalia, unità cinofila in servizio al commissariato di Sorrento, annunciò al collega bipede che la sua tortura era alla fine; infatti, un secondo dopo, il viso disteso del commissario comparve sulla soglia e ad Antonino Gargiulo, vistosamente in affanno, venne voglia di buttargli le braccia al collo: ”Dottò buongiorno! Meno male che siete arrivato! C’è il professore qui che vuole sporgere denuncia…” Salvatore strinse la mano al fisico, poi si rivolse a Gargiulo : ”Tonì ti vedo strano, hai già fatto colazione!?” La bull-mastiff,  udendo quei vocaboli magici, emise un lieve guaito e accelerò all’inverosimile il ritmo dello scodinzolio, Gargiulo se ne accorse e cercò di calmarla facendole, senza farsi notare dal superiore, con entrambe le mani cenno di aspettare; Salvatore, che con la coda dell’occhio aveva seguito tutta la cerimonia, fece finta di niente  e, rivolto a Gargiulo, ordinò :”Fai così! Vedi se malauguratamente il cane dovesse avere fame… semmai lo porti con te … ah! Quando ritorni gradiremmo un caffè pure noi!” Inutile dire che le ultime parole di Sorrentino andarono a vuoto perché la famelica pattuglia a sei zampe era già sparita in direzione del bar di Giggino.
“Benissimo, adesso a occhi chiusi uniamo la catena, i mignoli devono toccare quelli dei nostri vicini e mi raccomando, mani ben appoggiate sul tavolo.” Carlotta eseguì minuziosamente gli ordini del medium e da un punto indistinto del salone si iniziarono a sentire lunghi sospiri che pian piano divennero dei lamenti.
L’agente in borghese mise in allarme tutti i sensi, ma l’architettura a volta dello stanzone non permetteva di capire la provenienza esatta dei rumori, d’un tratto la poliziotta ebbe la sensazione che il tavolo su cui poggiava le mani iniziasse lentamente a sollevarsi e le luci si spensero, un soffio di aria gelida e fetida di zolfo fece rabbrividire gli astanti e la giovane sentì che il suo vicino di catena, un attempato e distinto signore, pregava tremando. La voce del medium tuonò: ”Non rompete la catena … chi sei anima!?”
“Carlò e poi che è successo?” Gargiulo fremeva e De cataldis, controllando l’altezza della sua fondina, fece una smorfia di scetticismo; la bullmastiff era incollata ad una gamba di Sorrentino e muoveva il testone cercando di seguire il dialogo, il commissario fece cenno all’infiltrata di proseguire il racconto:” Niente! Una signora si è talmente spaventata che ha rotto la catena ed è scappata via, il medium è svenuto e ci ha messo dieci minuti buoni a riprendersi.” I poliziotti si guardarono tra loro e il commissario chiese alla giovane:” Tu che ne pensi?”
L’agente allargò le braccia :” I trucchi sono ben eseguiti, bisognerebbe perquisire la casa per capire nel dettaglio come fanno…”Gargiulo sospirò.” È una truffa, un reato minore, a seguito della denuncia c’è l’avviso di garanzia e la richiesta al magistrato; in caso di autorizzazione a procedere avrebbero tutto il tempo per far sparire le prove!” Sorrentino e De cataldis si guardarono negli occhi, mentre Antonino Gargiulo accarezzava con calma la sua unità cinofila preferita. Il commissario attaccò:” Il professore Balsamo ha due appartamenti attigui a quello del medium e li vorrebbe locare, ma per quanto abbia cercato di essere accomodante con le varie agenzie immobiliari, da quando è iniziata questa storia, nessuno ha più voluto visitarli. Il poverino, oltre al danno economico, è al limite dell’esaurimento nervoso. ” Gargiulo, senza interrompere la serie di coccole a cui la bullmastiff reagiva con una specie di fusa, intervenne:” Eppure oggi non dovrebbero esistere fessi così fessi! Ma come si fa a credere a queste stupidità!? Io sarei addirittura entusiasta di farmi quattro risate paranormali.” Salvatore pensieroso lo fissò un secondo, poi sorrise:” Tonì , mi hai dato un ottima idea.”
Gli operai in tuta blu pregarono tutti i residenti di sgombrare gli appartamenti, c’era una fuga di metano e bisognava intervenire in sicurezza. Il professore Balsamo stringeva con forza la mano di sua figlia ed era visibilmente preoccupato, nell’aria si sentiva un forte odore di gas; il suo vicino, il medium, lo osservava a distanza, gli occhiali scuri e il vestito nero rendevano volutamente lugubre il suo aspetto.
Due ore dopo gli addetti terminarono la riparazione e tutti poterono rientrare in casa. Quindi il palazzo tornò alla sua apparente calma.
Quando il medium incontrò sulle scale il nuovo inquilino del professor Balsamo aveva un sorrisetto isterico stampato in faccia:” Buon giorno” lo salutò, quindi scrutò un attimo il viso serio di Gargiulo e riattaccò: “ Non so se il regolamento condominiale permette di tenere un cane… speriamo che non faccia rumore.” Antonino restò serio, anzi i tratti del viso gli si irrigidirono, quindi, mentre Amalia puntando l’uomo emise un sordo brontolio, lui fissò negli occhiali neri il suo interlocutore e rispose:”Madonna del Carmine, sembrate uno iettatore, l’amministratore mi aveva avvisato… scusate vado di fretta.” E sparì veloce lasciando l’altro, che evidentemente voleva attaccare bottone, con la lingua a metà.
“Mi raccomando non rompete la catena, qualsiasi cosa succeda tenete i mignoli uniti…” Il medium aveva appena terminato di parlare che una serie di guaiti strazianti ruppero il silenzio; i convenuti si guardarono tra loro, nella penombra il profilo del loro ospite sembrava una statua, e ancora guaiti e abbai, la vicebrigadiera dall’appartamento vicino si era scatenata. Il medium esplose, scattò in piedi e andò alla porta , l’aprì di scatto per bussare al suo vicino, ma casualmente si trovò di fronte Antonino Gargiulo e il maresciallo dell’arma Cataldo lo Russo  grande amico di Sorrentino i quali, entrambi in divisa, fingevano di rientrare. Il medium si bloccò e per un attimo aprì la bocca come se volesse parlare ma la lingua rimase ferma e la bocca semiaperta. Fu il maresciallo a salutarlo in maniera gioviale:” Buongiorno! “ Esclamò lo Russo:” Ma voi tenete una faccia conosciuta, dite c’è qualche problema?” E Antonino Gargiulo di rinforzo:” Avete sentito che bella voce che tiene la piccirella mia?... ma forse vi ha infastidito?... Quella quando mi sente arrivare fa sempre così… Voi che stavate facendo?”
De cataldis diede ancora una controllatina alla beretta, poi chiese:” E lui che ha detto?” Tonino e Cataldo si guardarono divertiti . Il maresciallo rispose:” Nulla di che, si è scusato ed è rientrato, inutile dire che la vostra unità cinofila ha continuato a guaire per un bel po’, noi dal microfono abusivo, che tra l’altro può costarci la carriera, abbiamo sentito che la seduta è saltata e credo che se il cane non si calmerà il nostro amico ha finito di evocare spiriti.”  Sorrentino appoggiato ad uno stipite della porta del suo ufficio sorrideva mentre la sua cagnetta preferita, quarantacinque chili di muscoli e ugola, incollata ad una sua gamba muoveva la coda ansiosa di entrare in azione.

giovedì 21 dicembre 2017

Aurora

Ogni alba, così come ogni persona, ha una luce sua diversa e a volte difficile da catalogare.
Faccio in modo che in spiaggia all’alba nel preciso momento in cui la notte sfuma e il sole vince, io sia lì per cercare con me stesso il significato dell’esistenza.
Se dovessi guardare a ciò che ho materialmente realizzato nel mio tempo, di albe ne basterebbero poche, ma la mia analisi è più impegnativa e ne occorrono tante. Con me ho sempre un cane, anzi una cagna che mi segue come un’ombra e che tra le vere ombre che incontro a quell’ora è la scusa che adopero per cercare le mie albe.
Stamani la marea era alta ed io e la mia amica abbiamo combattuto a lungo con la risacca.
Per passare lì dove abbiamo deciso di passare, bisogna contare le onde, cercare il giusto tempo e infine lanciarsi con il cuore in gola, che se sbagli ti si bagnano i calzini. Ecco, credo che una delle cose che ho imparato è che all’alba i calzini bagnati sono un bel problema, e quando pure tu sia riuscito a passare, subito dopo, inesorabilmente, c’è una cosa importante che ti opprime e ti distrae dalla tua alba: riuscirai a tornare da dove sei venuto?

domenica 26 febbraio 2017

Torna a Surriento


Aeroporto di Capodichino, ore 10 e quarantacinque, il tempo sembrava essersi addormentato da qualche altra parte . Il commissario di P.S. Salvatore Sorrentino, accompagnato dal suo vice Vitaliano De cataldis, era in attesa che l’ultima rottura di palle organizzata dal loro capo mettesse fuori il naso dal cancello degli arrivi internazionali. L’ambasciatore dell’Uruguay in Italia tornava dall’Honduras, e aveva deciso di trascorrere un periodo di vacanze sulla costa di Sorrento. Il questore era stato categorico:” Dottor Sorrentino, si ricordi che le ho assegnato la nostra miglior unità cinofila disponibile, un animale le cui capacità investigative mi sono ben note! Lei quindi mi deve un grosso favore! Non vorrei essere costretto a trasferire la suddetta in altro scenario operativo; si dia da fare!… le vacanze del mio ospite diplomatico devono essere per-fet-te, e intendo dire che lei sarà responsabile di qualsiasi minimo disagio che dovesse offuscare la mia nota ospitalità.” A condire il tutto c’era stata la solita scarsa considerazione che il funzionario aveva dei suoi sottoposti:” Ah! Mi saluti l’onorevole suo cugino!”
Vitaliano De cataldis sudato, in maniche di camicia e con la cravatta allentata al collo, era molto seccato:”Ma scusa Salvatò!... Non potevi spiegare al questore che abbiamo da fare, siamo già sotto organico; inoltre avresti potuto rivolgerti direttamente a questo tuo famoso cugino onorevole… magari ci finiva quel rompiballe del questore in un altro scenario operativo… “Sorrentino ingoiò amaro:” Lascia perdere, è una vecchia storia; sappi però che non ho alcun cugino senatore… il questore si è fissato con quest’ idea ed io non riesco a dissuaderlo. ”
Sul tabellone degli arrivi finalmente comparve il volo che aspettavano;
 mentre Vitaliano controllava la beretta infilata dietro la cintura dei pantaloni, il commissario si spostò vero il gate degli arrivi internazionali, tirandosi appresso Amalia, la suddetta U.C., che aveva approfittato dell’attesa per schiacciare un pisolino e che ora, molto infastidita e sbadigliante, pareva un ferro da stiro da quarantacinque chili appeso ad una funicella.
L’ambasciatore e sua figlia comparvero all’uscita e Vitaliano, che aveva in mano un cartello di benvenuto, si ritrovò baciato e abbracciato dai due ospiti, i quali lo avevano scambiato per il commissario; Amalia, come suo solito, iniziò a scodinzolare felice raccogliendo la sua parte di coccole da parte della bella Anita, la figlia dell’ambasciatore, e Sorrentino si ritrovò salutato a stento con un cenno dal diplomatico, che gli appioppò in mano la sua ventiquattrore. Chiarito l’equivoco il gruppo si avviò alle macchine tra le risate e le scuse dei due ospiti.
Il resto del bagaglio diplomatico venne caricato in auto da un giovane cameriere al servizio della famigliola, e lì iniziarono i guai.
Mentre l’ambasciatore e sua figlia salivano in macchina, e senza che nessuno si accorgesse di nulla, Vitaliano si avvicinò al commissario:” Salvatò, Amalia dà segni di nervosismo, che devo fare?”
Sorrentino sorrise in maniera scenica e, facendo attenzione che nessuno li ascoltasse, sussurrò: ”Ho visto, l’atteggiamento è quello di quando sente odore di salsicce nella valigia di Gargiulo… capisci a me! Trattienila e distraila che qui ci roviniamo la vacanza e la carriera, arrivati a
 Sorrento cercheremo di capire meglio.”
Sorrentino si mise alla guida dell’auto con gli ospiti, mentre il suo vice si tirò appresso il cane e il giovane cameriere il quale, non capendo una parola d’italiano e tanto meno d’inglese, si sedette dietro nell’auto di Vitaliano, lasciando il sedile anteriore all’unità cinofila.
La costiera Sorrentina incantò i due uruguagi e il commissario dovette fermarsi un paio di volte per consentire ad Anita di fare delle foto e metterle subito su istagram. Il vice commissario invece, nell’altra macchina, fremeva ad ogni sosta perchè Amalia voleva uscire dall’auto per raggiungere il profumino che
  aveva individuato. De cataldis finse di parlare con il cane e guardando di traverso il cameriere sussurrò :” C’è della roba nelle valige eh!?” Il giovane sorrideva ebete: ”E che ci stà che piace tanto ad Amalia? A me lo puoi dire fetentone…”Sorrisi e smorfie, un universo di incomunicabilità.
Il questore era impaziente di incontrare i suoi ospiti e, quando il gruppo di turisti arrivò al commissariato, trovò un presidio di scorta e tutti gli effettivi, Gargiulo compreso, in ghingheri per l’occasione.
Sorrentino salutò il suo capo con una stretta di mano mentre Vitaliano portava via Amalia che si era lanciata ancora una volta verso l’auto con i bagagli.
Mentre le alte sfere discutevano di amenità, Sorrentino prese il sovrintendente Gargiulo sotto il braccio e lo tirò in disparte:”Tonì, abbiamo un problema!” Gargiulo non fiatò. ”C’è qualcosa che non va nei bagagli dell’ambasciatore, dobbiamo controllarli senza creare un incidente diplomatico nel senso vero del termine.” Antonino sorrise sornione:” Commissà… la piccirella mia non la fa buona a nessuno!” Poi come risvegliandosi da un brutto sogno aggiunse:” Maronna do Carmine! E se il questore si accorge… e poi se troviamo… come si fa?” Il commissario si guardò intorno come per assicurarsi che non ci fosse nessuno a sentire:”Tonì , una cosa per volta, le valige sono ancora nella macchina mia, spostala in garage e prenditi la piccirella tua, fate un controllo veloce e riferiscimi; mi raccomando non scassate niente.”
 “ Venga Sorrentino , venga!  Con il mio amico Aleandro parlavo giusto di lei, prima di accompagnare gli ospiti in albergo ci spieghi il suo modus operandi, ci racconti del cane che le ho fornito, so che avete un bel palmares operativo.” I volti sorridenti del questore e dei suoi amici sembrarono a Sorrentino la farsa prima della tragedia  e,  in quanto alla fine che avrebbe fatto la sua unità cinofila, un brivido gli corse nella schiena; meno male che Vitaliano era lì, il commissario gli fece un cenno e con disinvoltura svicolò.” Mando qualcuno al bar a prendere dei caffè, se mi consentite siete miei ospiti. “ tagliò corto Salvatore, abbandonando alle cure di De cataldis il gruppo e lasciando il questore di stucco.
Antonino Gargiulo, sovrintendente capo al commissariato di Sorrento, raggiunse trafelato il suo capo con l’U.C. al seguito:” Dottò, la droga sta nelle solette delle scarpe da ginnastica, nelle valige ci sono sei paia di scarpette
 numero trentasei nuove di zecca, forse la signorina ambasciatrice ha intenzione di tornare in Uruguai a piedi, o se no a che servono tante scarpe!?” Salvatore colse il solito umorismo poliziesco  nel tono di Gargiulo e aggrottò la fronte alla ricerca di una rapida soluzione alla faccenda; dopo trenta interminabili secondi fu Antonino che lo sbloccò:” Dottò mi sono permesso di togliere le solette e metterle a vostra disposizione, così avremo il modo di vedere le reazioni dei nostri amici viaggiatori.” Salvatore tirò un sospiro di gratitudine e sorrise all’amico battendogli una mano sulla spalla:” Tonì sei un fulmine di guerra, io non lo so come farei senza di te!?” Gargiulo fece i debiti scongiuri e ribatté:” Dottò anch’io senza di voi mi sentirei perso, mi raccomando resistete…”
Quando gli ospiti furono in albergo ed il questore levò l’assedio al commissariato di Sorrento, tutti i reduci si ritrovarono in una specie di riunione operativa d’emergenza.
Il commissario congedò tutti gli agenti che erano stati precettati per l’occasione e rimase con il suo vice De cataldis, il sovrintendente Gargiulo e l’agente scelto Peppino Mastro. Amalia chiaramente era stanchissima dopo la giornata di tensione ed il ritrovamento della droga;
 la bestiola, quarantacinque chili di muscoli e naso, stava stesa ai piedi di Gargiulo sonnecchiando con un occhio aperto per controllare la situazione.
“ Ragazzi, l’indagine è in evoluzione, Tonino ha sequestrato quasi trecento grammi di cocaina purissima, il problema è che la droga era in un bagaglio diplomatico, teoricamente non perquisibile, inoltre i viaggiatori sono amici del nostro capo che ci ha raccomandato di vegliare sulla loro vacanza.” I presenti pendevano dalle labbra di Sorrentino il quale continuò:” Peppino domani sarà appostato davanti all’albergo degli ospiti; Peppì, porta con te uno sveglio… portati Carlotta e tenete gli occhi aperti. Antonino e Amalia, restate qui e fate da collegamento e tu Vitalià,
 cercherò di convincere il questore che sei una guida turistica capace di portarli nei posti più belli della costiera, attrezzati per una gita a piedi e per favore niente armi, lo so che è un grosso sacrificio per te ma ti prego, devi sembrare bello rilassato; come itinerario portali ad Amalfi sul sentiero degli Dei, un percorso di trekking bello impegnativo, così vedremo Anita che scarpette userà.”
La lingua calda della sua amica colse Sorrentino mentre, nel gate dell’aeroporto, rincorreva il questore con le tasche piene di scarpe colorate…. fu un attimo e il commissario si rese conto che era un incubo ed
 era finito:” Quanto ti voglio bene, meno male… e come puzzi, ma che hai mangiato, Gargiulo ti sta avvelenando piano  piano.” Proprio in quel momento Tonino bussò alla porta:” E’ permesso!? Ngiorno dottò, ci sono buone notizie.” Salvatore saltò dalla branda: ”Tonì dimmi tutto… che è successo?” Gargiulo gongolava:” Ho avuto un’ idea, e l’ho anche messa in pratica.” Il commissario tese le orecchie: ”In albergo dove alloggiano gli amici del questore ci lavora mio cugino, è il capo della sicurezza, gli ho chiesto se poteva tenermi d’occhio il gruppo di ospiti, chiaramente mi ha assicurato la massima discrezione.” Salvatore accarezzò Amalia che come al solito si era incollata alla sua gamba, restò un attimo pensieroso poi strofinandosi le mani esclamò :”La copertura a questo punto è totale, aspettiamo di vedere che succede.” E mentre Gargiulo spariva in direzione del bar marcato ad uomo dall’unità cinofila, Salvatore si concesse una bella doccia calda. 
La telefonata di De cataldis arrivò a metà mattinata:” Salvatò, la gita procede perfettamente , la ragazza è allegra e contenta e chiede informazioni su tutto quello che vediamo, ha un paio di scarpe leggere da arrampicata, ma sono sicuramente datate, il padre invece è rimasto ospite del questore che gli starà rompendo i coglioni su quanto è efficace il suo gruppo di lavoro; non lo invidio per niente, quindi!?” Sorrentino sorrise tra sè :” Quindi niente, credo che la storia della droga sia stata organizzata dal domestico, dopo sentirò Mastro per le ultime notizie. Buon divertimento e cerca di non perderti sulle montagne.”
A quel punto della mattina Sorrentino si rese conto di aver saltato la colazione e, in relazione al bar di Giggino, si rese anche conto che in commissariato la pattuglia mista di collegamento che aveva organizzato la sera prima era assente. La fame sparì in un attimo sostituita da una certa preoccupazione e al telefono Peppino Mastro non fu d’aiuto:” Dottore buon giorno, no Tonino non si è visto, noi abbiamo seguito il cameriere dell’ambasciatore, che è entrato in una sala giochi, Carlotta è dentro che lo controlla a vista, non ha avuto nessun contatto anche perchè parla solo la sua lingua e sembra che nessuno lo capisca; comunque sono tre ore che gioca a video poker, ed è anche molto bravo.” Il commissario ascoltò il rapporto di Mastro, ma in realtà con i pensieri era da tutt’altra parte, non fece in tempo a posare il cellulare che un auto nera a sirene spiegate arrivò al cancello del commissariato. Salvatore si affacciò nel cortile e rimase per una frazione di secondo a bocca aperta, dall’auto era sceso il maresciallo Lo Russo suo amico carabiniere; il graduato della benemerita aprì lo sportello posteriore dal cui finestrino sporgeva un testone bavoso ben noto al commissario, poi comparve Antonino Gargiulo, che trascinò giù dalla macchina, in manette, un povero cristo con i pantaloni dilaniati e del sangue che gli scorreva da un polpaccio.
Ripresosi dalla sorpresa Sorrentino esclamò tra se :” Questi sono numeri!” L’attimo dopo il maresciallo gli strinse la mano:” Egregio commissario come stai? Ti ho riportato la tua mascotte… ah! C’è anche uno dei tuoi collaboratori, Gargiulo detto Mennea, ma stavolta se non era per me…” Tonino arrivò al seguito come una furia: ” Marescià
 grazie di tutto e arrivederci, io devo fare rapporto al mio superiore.” Ma Lo Russo era una vecchia faina e aveva subito sentito puzza di bruciato:” Un attimo collega… ti dispiace se ti chiamo collega?”
Gargiulo abbozzò: ”E vada per la colleganza… io però devo parlare un attimo in privato con il commissario…”
Salvatore intervenne :”Questa adesso è un’operazione interforze, il rapporto lo puoi fare ad entrambi.” Cataldo sorrise e incrociò le braccia come a dire : sono ansioso di sapere dov’è che dorme la lepre. Intanto due poliziotti avevano preso in consegna il prigioniero e, scortati dalla bullmastiff ringhiante, lo stavano portando in camera di sicurezza. Il sovrintendente capo Antonino Gargiulo, in forze al commissariato di Sorrento, dopo aver lanciato un ultimo sguardo implorante al suo superiore, decise di rompere gli indugi, tanto ormai
  la frittata era fatta: ”Dottò, vi ricordate quando vi ho detto di aver tolto le solette dalle scarpe dell’ambasciatrice!? “ Lo Russo rizzò le orecchie e spalancò gli occhi:” Tonì, fai un doppio lavoro?”Gargiulo non lo degnò di uno sguardo e continuò: ”In realtà non vi ho detto una cosa…”Lo Russo intervenne ancora:”Questa è insubordinazione! Che c’è, le solette puzzavano?” Sorrentino sembrò un attimo a disagio:”Tonì che hai combinato?” Gargiulo si strofinò nervosamente  le mani:” Beh! In una scarpetta ho nascosto un pezzo di salsiccia… quella che usiamo nell’addestramento di Amalia.” E Lo Russo:” Ah usate la salsiccia, ed io che chissà cosa credevo…”E Gargiulo:” E vedi se questo mi fa finire di contare il fatto.”
Sorrentino era tutto orecchi.” Poi stamattina sono andato con Amalia in albergo, lì mio cugino mi ha detto che erano usciti tutti e che c’era un cameriere a rifare la stanza; è stato un attimo e Amalia è scattata in direzione degli ascensori, il fesso stava spingendo fuori un cesto di biancheria sporca che ha abbandonato all’uscita di servizio, poi l’abbiamo rincorso in strada, e Amalia l’ha un pochino strapazzato; infine Il maresciallo è intervenuto… ma non c’era assolutamente bisogno… avevo la situazione in pugno.” Lo Russo sogghignò:” Veramente più che un pugno si è trattato di una gomitata, e se non fosse stato per la vostra mascotte il fesso ti avrebbe steso; ma vi prego… mi fate capire che cosa è successo!?”Il cellulare di Gargiulo iniziò a suonare:” Pronto! Era un intruso? Ah si!
 no, io sono in commissariato, il cesto è pieno di scarpe? lo so è normale! ti prego , porta tutto qui!  grazie.” Il sovrintendente sorrise trionfante : ”Dottò, era mio cugino dall’albergo, il tipo che abbiamo preso non lavora lì e dovrà spiegarci un po’ di cose; adesso basta rimettere le solette a posto… e il gioco è fatto” Lo Russo si arrese:” Scusatemi… è troppo anche per l’intelligenza di un maresciallo; l’importante è che nessuno si sia fatto male! “  Poi, mettendosi una mano a coprire le labbra, si rivolse a Salvatore in tono confidenziale:”Commissà il tuo sottoposto ha bisogno di un periodo di ferie, lo vedo confuso…anche nel corpo a corpo è un tantino scarso, certo a risuolare gli ambasciatori questo succede… e anche le salsicce… strano metodo. Mah! buona fortuna!”
Aeroporto di Capodichino ore dodici e zero zero, l’ambasciatore e sua figlia stavano per lasciare Napoli;
 il diplomatico strinse la mano al commissario Sorrentino: “ Siete stati veramente impagabili, ho già fatto un rapporto di elogio al mio amico questore, la vacanza a Sorrento è stata meravigliosa, ed io vi ringrazio di cuore speriamo di poter tornare” . Anita sorridente strinse a sua volta la mano di De cataldis :” Avrei voluto farmi un’ultima foto con tutta la squadra, Amalia compresa! ma come mai non è venuta?” Salvatore e Vitaliano si guardarono un attimo rabbrividendo, poi il commissario rispose: ”Oggi era operativa, lei e Gargiulo stanno perquisendo un bar vicino al commissariato.“ Il cameriere aveva in mano le due valige dei diplomatici e sorridendo a De cataldis lo salutò:” Arriderci fetentone… io un poco italiano impara.”

giovedì 2 febbraio 2017

Presidente soffi qui...


Il sindaco era eccitatissimo, i membri della giunta  e del consiglio comunale pendevano dalle sue labbra ed egli non li lasciò attendere la conferma al fatto che tutti speravano avvenisse.
“ E’ ufficiale, il nostro concittadino più illustre, emigrato in America da bambino ed oggi multimilionario, nonché nuovo rappresentante di un paese libero e democratico, sarà da noi a inaugurare l’anno come da tradizione, e parteciperà al nostro rito propiziatorio.”
Gli anziani del piccolo borgo, riuniti in capannello, discutevano animatamente; il più vecchio aveva quasi cento anni e sembrava il più sconcertato:” Io mi ricordo perfettamente la famiglia Trampetta, quando partirono da qui avevano le pezze al culo, come avranno fatto a fare tanti soldi?”
Il più ottimista del gruppo rispose” Gerardì, ma che te ne importa, è passato tanto tempo, può darsi che
  questo don Ald, don Aldo o come si chiama lui, sia una brava persona, porterà sicuramente cose buone al nostro paese.” Cataldo, che si era ben informato, aggiunse: ”Io ho sentito che vuole costruirci un muro tutt’intorno al caseggiato, così saremo ben protetti da fuori.” E Gerardo , polemico:” SI Catà, ma protetti da chi, qui siamo tutti amici, il muro significherà solo che io per andare a trovare mia figlia che sta’ nel paese vicino dovrò spiegare a qualcuno alla porta i fatti miei; e se poi non mi fanno più tornare a casa, io come faccio?”
Le perplessità e le aspettative erano tante, ma finalmente arrivò il giorno tanto atteso.
Il palco era montato al centro del paese; un palco bello robusto perché l’usanza prevedeva, assieme ai delegati del popolo, la presenza, tra le bandiere e le coccarde , dell’asino vincitore del concorso annuale : Due orecchie e una coda.
  L’animale, pur essendo protagonista dei festeggiamenti, avrebbe però dovuto sopportare una piccola tortura simbolica e innocua; l’usanza, antica quanto il borgo, prevedeva che tutti i cittadini soffiassero leggermente dentro una cannula inserita nel culetto del quadrupede, il rito era seguitissimo e si faceva a gara per essere tra i primi a insufflare il proprio problema o disagio, mentalmente espresso, nel corpo robusto dell’animale che nella tradizione lo avrebbe sopportato al posto dei popolani.
La coda dei paesani in attesa di soffiare si concludeva con le autorità ed il sindaco, che questa volta avrebbe concesso l’onore di ultimo abbuffatore di ciuccio all’illustre emigrante, che con tale gesto avrebbe siglato il suo ritorno all’ovile.
Ma fu proprio nel momento topico di questo auspicato riavvicinamento che l’ospite ebbe un attimo appena percepibile di perplessità, il pensiero fu istantaneo:” Ed io dovrei mettere la bocca dove l’hanno messa tutti questi bifolchi!?” Don Aldo si guardò intorno sorridente e prima di soffiare girò la cannuccia.